"Sodalizio di nobili, cavalieri, patrizi e gentiluomini, fedeli alla civiltà europea e cristiana, ed ai valori tradizionali di cavalleria, aristocrazia e impero" (dallo Statuto). BLOG NON UFFICIALE
lunedì 5 dicembre 2016
mercoledì 16 novembre 2016
Conferenza a Milano...
Roberto Jonghi Lavarini von Urnavas (Aristocrazia Europea), Ivan Drogo Inglese di San Giacomo del Pantano (Assocastelli), Gian Paolo Berni Ferretti di Castel Ferretto (Circolo Artisti la Patriottica), Guglielmo Giovanelli Marconi (Centro Studi Libere Identità Europee), Mario Filippo Brambilla di Carpiano (Fondazione Imperiale Romanoff)
La nobildonna georgiana dama Lali Panchulidze, il barone Ivan Drogo Inglese (presidente della associazione culturale Assocastelli) e la principessa donna Vittoria Giovanelli Marconi
martedì 15 novembre 2016
A 103 anni è morto il conte architetto Gigi Caccia Dominioni.
Luigi Caccia Dominioni scomparsa - Cordoglio, Ultimo saluto di "Assoedilizia" - Messaggio di condoglianze per la morte -
Cordoglio del Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici e della intera Associazione
SI E’ SPENTO LUIGI CACCIA DOMINIONI
PROTAGONISTA DELL’ ARCHITETTURA E DEL DESIGN ITALIANI
Il presidente Achille Colombo Clerici, i vice presidenti, i componenti il Consiglio Direttivo, il Segretario Generale di Assoedilizia-Associazione della Proprieta' Edilizia, in rappresentanza dell’intero mondo associativo partecipano con profondo cordoglio al lutto della famiglia e del mondo della cultura per la scomparsa di Luigi Caccia Dominioni.
Così lo ricorda l’amico di una vita Achille Colombo Clerici.
Luigi Caccia Dominioni – Gigi per parenti e amici - , protagonista dell’architettura e del design italiani, è stato fino all’ultimo forte nel corpo come nello spirito.
Avrebbe compiuto 103 anni il 7 dicembre prossimo, giorno di Sant’Ambrogio, traguardo invidiabile dovuto, al rigore, all’autocontrollo, al socratico esercizio fisico e mentale.
Come sono invidiabili i tanti successi professionali testimoniati dagli edifici e dagli oggetti realizzati in Milano, la “sua” città; in Valtellina, dove, a Morbegno, era nato il padre; nei Grigioni dove, a Celerina, possedeva una bella dimora secentesca; a Montecarlo e per ogni dove nel mondo.
Era interprete per antonomasia di un'idea di "milanesità" che, lungi dall'essere ristretta nei margini di un folklore locale, sta riscuotendo in questi anni l'interesse di architetti, designers e studiosi di ogni parte del globo. E’ stato presente sulla scena della cultura italiana per più di settant'anni, dalle prime prove negli anni '40 agli ultimi lavori degli anni 2000.
In una delle rare interviste concesse (correva il 1999) disse a La Proprietà Edilizia: “Ho sempre inteso questa professione come un servizio, non come una palestra per le proprie esibizioni. Quando progetto un edificio, recepisco il desiderio del committente e ne traduco l’aspirazione. E lavorando bene per gli altri, lavoro bene per me stesso”.
Il colloquio avvenne nello studio del palazzo di famiglia di piazza Sant’Ambrogio a Milano, disegnato da lui stesso in sostituzione di quello paterno distrutto dai bombardamenti.
Caccia Dominioni aveva tre figli, Lavinia, Daria e Antonio, anch'egli architetto, tutti collaboratori di tanto padre ed oggi ancora più vicini.
L’ armonia era il suo fine. L’ ambiente, diceva, è fondamentale perché si tratta di inserirvi senza contrasti il nuovo manufatto, che ha oltretutto l’obiettivo di valorizzare gli edifici circostanti. E’ un delicato rapporto tra colori, forme, materie, dimensioni, rientranze e sporgenze.
E’ l’opposto delle costruzioni figlie di una cultura globalizzata, buone per Porta Garibaldi come per Dubai: “Nella mia vita non sono riuscito a fare due edifici uguali proprio perché gli elementi attorno sono sempre diversi: il sole, le vie di accesso, il quartiere, la veduta, gli alberi, il vento …”.
Caccia Dominioni ha contato anche molte delusioni “di una società che assembla pacchianamente valori immortali con le minutaglie del quotidiano”.
Ma permaneva l’attenzione critica a quanto succedeva nel Paese e soprattutto a Milano e nella sua regione: “La migliore borghesia – affermava - ha tentato piu' volte di dare il proprio contributo allo sviluppo collettivo trovando forti ostacoli se non veri e propri tranelli. Ma bisogna vincere le delusioni e riprendere a fare vera politica, senza puntare esclusivamente all’affermazione professionale. ”
Tornava sempre alle sue montagne, quelle che salgono da Morbegno a Celerina, nei Grigioni, e lassu', in quegli antichi luoghi carichi di storia e di leggende,
tutti, arrivandovi, potevano esser certi che Gigi era la' e, contorniato da figli e nipoti, stava silenziosamente contemplando dalla vetrata della sua casa, con i mille pensieri che gli affollavano la mente, al di la' dei prati incontaminati, il meraviglioso spettacolo de "Las tres Suors" che si stagliano nel cielo.
Anche in queste regioni Gigi è stato più volte celebrato con mostre e rassegne che hanno presentato ed approfondito in modo esaustivo la sua opera di ineguagliabile protagonista dell’architettura e del design del Novecento.
Partecipano al lutto:
-Achille Colombo Clerici
-Luigi Arborio Mella
-Alfredo Campanini Bonomi
-Carlangelo Menni di Vignale
-Bernardo Negri da Oleggio
-Alessandro Panza di Biumo
-Edgardo Barbetta
-Giuseppe Barbiano di Belgiojoso
-Eugenio Bergamasco
-Andrea Bologna
-Febo Borromeo d'Adda
-Sergio Brembati
-Giuseppe Cavajoni
-Mario Cicogna Mozzoni
-Michele D'Amico
-Ugo Dozzio Cagnoni
-Paolo Fumagalli
-Paolo Jacini
-Giuseppe Luce
-Camillo Paveri Fontana
-Laura Perego di Cremnago
-Carmelo Puglisi
-Franco Pugassi
-Roberto Rezzani
-Cesare Rosselli
-Donato Sagramoso
-Giancarlo Silva Confalonieri
-Antonio Sormani di Missaglia
-Luca Stendardi
-Bruna Vanoli Gabardi
-Italo Pallaroni
-Achille Frattini
-Gian Massimo Verna
-Maria Grazia Viotti
martedì 25 ottobre 2016
Aristocrazia Europea con Assocastelli.
ASSOCASTELLI: il presidente Ivan Drogo Inglese con la principessa Francesca Lovatelli Caetani ed i consiglieri Avv. Federico Filippo Oriana (presidente ASPESI), Prof. Roberto Comneno d'Otranto (presidente comitato scientifico) e Roberto Jonghi Lavarini (vice presidente di Aristocrazia Europea); la nobildonna georgiana Lali Panchulidze, Lorella Calciolari, la cardiologa russa Yana Yacinko e la giornalista Monica Ramaroli, Enrico Gallo, la contessa Katia Melzi d'Eril dei Duchi di Lodi ed il conte Alessandro Romei Longhena.
mercoledì 19 ottobre 2016
Sicilia: palazzi barocchi, nobiltà, arte e cultura...
Il palazzo Gangi a Palermo e "Tempo di Porazzi" l' ultima composizione di Richard Wagner - Principi Giuseppe e Carinne Vanni di San Vincenzo - Visita del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici
di Achille Colombo Clerici
Ho ancora davanti agli occhi e nella mente i
templi di Selinunte, dove si ha la sensazione del rapporto dell'uomo con il divino.
Qui, nella serenita' della luce che si intravvede attraverso le file di colonne doriche elevate al cielo, davanti a questi templi ai quali gli antichi uomini accorrevano in massa da ogni dove, sobbarcandosi giorni e giorni di viaggio, si ha l'idea dell'ansia che spingeva l'uomo a relazionarsi con Dio, per superare l' atavica paura dell'ignoto.
Oggi siamo di fronte al fenomeno opposto, all'individualismo e alla secolarizzazione.
L'uomo per superare l'ansia filosofica del futuro sconosciuto si relaziona con gli altri uomini, ma senza Dio; richiama il dipinto di Brueghel, "La parabole des aveugles", in cui i ciechi si sostengono l'un l'altro camminando in fila, ma non sanno dove vanno.
Come noi, d'altronde, senza Dio non sappiamo dove andiamo.
Assorto in questi pensieri, in casa Gangi a Palermo, mi soffermo nel salone antistante quello delle feste, dove Luchino Visconti ha girato la celebre scena del Gran Ballo del Gattopardo sulle note del Valzer di Verdi.
Tutto è ancora perfetto in quella dimora che è una delle meglio conservate, o restaurate direi, di Palermo. La padrona di casa, Carine Vanni di San Vincenzo, ci fa da guida. Sotto il quadro di un'ava ci sono ancora gli orecchini originali portati dalla dama ritratta. Sul pianoforte, in bella mostra, una lettera firmata Richard Wagner. Il maestro ringrazia la famiglia Gangi per la casa che gli è stata messa a disposizione nella primavera del 1882 a Porrazzi, alle porte di Palermo.
Questa lettera mi richiama alla mente il testo autografo dell'ultima composizione di Wagner, proprio legata a questa località.
Wagner nel 1881 era arrivato a Palermo per svernare in un clima mite. Viaggiava sempre con un codazzo di gente al seguito. Wagner occupa tutto un piano dell' hotel des Palmes e qui lavora alla conclusione del Parsifal, sull'organo dell'albergo. Tutti accorrevano per potergli stare vicino, entrare in qualche rapporto con lui, per l'aura di genialità che lo circondava.
Lui partecipava ai salotti, era un grande affabulatore. A un certo punto si stancava di parlare e rimaneva immoto. Allora Cosima interveniva in modo deciso e faceva presente: “il maestro ha un'ispirazione”, e gli strofinava dei veli, di seta di diversi colori a seconda delle circostanze, sulle tempie e sul viso, invitando gli astanti a prendere commiato.
Era un rito che alimentava l'aura di magicita' attorno al celebre compositore.
Mentre Wagner sta lavorando alle ultime note del Parsifal, giunge da Napoli Pierre Auguste Renoir, per fargli un ritratto.
L'artista doveva esser latore di una lettera di presentazione di un musicista comune amico dei Wagner.
Ma sulla nave Renoir si era reso conto di avere lasciata la lettera a Napoli. Si presenta lo stesso e Wagner non lo riceve neanche; lo fa allontanare dalla servitù.
Ricevuta finalmente la lettera, Renoir torna al des Palmes. Wagner legge le credenziali e l'accoglienza cambia. Il maestro - dicono all'artista in attesa - e' molto nervoso perche' sta apponendo l'ultima nota al Parsifal. Ma, appena terminato il lavoro lo ricevera' subito. Cosi' Renoir gli fa quel ritratto che ora si trova al Musee'd'Orsay.
La famiglia Wagner riceve dal direttore del "Des Palmes" il conto provvisorio del soggiorno e si allarma. Wagner fa le solite sceneggiate accusando i siciliani di essere dei briganti. I Wagner decidono di lasciare l'albergo e devono cercare una casa che li ospiti. I palermitani si danno da fare per saldare il conto. Il conte Tasca gli offre ospitalità. Cosima, da buona concreta manager, scarta villa Camastra dei Tasca a Porrazzi perché troppo grande e difficile da gestire. Il Tasca suggerisce allora villa Gangi, sempre a Porrazzi, di proprietà del genero.
Era una casa di campagna, priva degli agi delle case di citta' e d'inverno era piena di spifferi e di umidita': il figlio Siegfried vi si ammala. Wagner dà in escandescenze e se la prende con i Gangi, ma poi gli passa e rimane riconoscente a questa famiglia.
In quell'occasione a Porrazzi frequenta anche il giardino e la villa Camastra dei Tasca.
Aveva in mente, da oltre trent'anni, dai tempi dell'Oro del Reno la cui ispirazione si riconduce ad uno dei passi alpini piu' rudi e selvaggi proteso nella luce del cielo, lo Julier Pass, che in Engadina conduce da Silvaplana a Savognin, una brevissima melodia. Una specie di flash melodico di una bellezza assoluta. A Porrazzi la scrive, riportandola su un foglio di pentagrammi e la dedica a "Seiner edlen Freundin Grafin d'Almerita Tasca": firmato Richard Wagner.
La data di quel manoscritto, che in copia tengo fra le mie carte, è il 20 marzo 1882. Il “Tempo di Porazzi” è l'ultima composizione di Wagner. A Ca' Vendramin, oggi sede del casinò di Venezia, l'anno successivo, il 12 febbraio, giorno prima di morire, Wagner esegue al pianoforte due melodie: il Tempo di Porazzi e "Il Lamento delle vergini' da 'L' oro del Reno'. Il suo cuore tornava sempre la', su quelle montagne, nella serenita' della luce.
Tempo di Porazzi non è una composizione compiuta, ma un abbozzo di melodia, senza alcuna armonia. Non si capisce in che tonalità debba essere eseguita. Qualcuno dice in do maggiore, ma allora diventa Chopin. Nessuno osa eseguirla perché dovrebbe azzardarsi ad applicarle un'armonia: e chi puo' avere tanto ardire ? Il "Tempo di Porazzi" è dunque una composizione quasi sconosciuta. Solo qualche flauto se ne ricorda. Ma a casa Gangi il ricordo non dovra' mai svanire.
templi di Selinunte, dove si ha la sensazione del rapporto dell'uomo con il divino.
Qui, nella serenita' della luce che si intravvede attraverso le file di colonne doriche elevate al cielo, davanti a questi templi ai quali gli antichi uomini accorrevano in massa da ogni dove, sobbarcandosi giorni e giorni di viaggio, si ha l'idea dell'ansia che spingeva l'uomo a relazionarsi con Dio, per superare l' atavica paura dell'ignoto.
Oggi siamo di fronte al fenomeno opposto, all'individualismo e alla secolarizzazione.
L'uomo per superare l'ansia filosofica del futuro sconosciuto si relaziona con gli altri uomini, ma senza Dio; richiama il dipinto di Brueghel, "La parabole des aveugles", in cui i ciechi si sostengono l'un l'altro camminando in fila, ma non sanno dove vanno.
Come noi, d'altronde, senza Dio non sappiamo dove andiamo.
Assorto in questi pensieri, in casa Gangi a Palermo, mi soffermo nel salone antistante quello delle feste, dove Luchino Visconti ha girato la celebre scena del Gran Ballo del Gattopardo sulle note del Valzer di Verdi.
Tutto è ancora perfetto in quella dimora che è una delle meglio conservate, o restaurate direi, di Palermo. La padrona di casa, Carine Vanni di San Vincenzo, ci fa da guida. Sotto il quadro di un'ava ci sono ancora gli orecchini originali portati dalla dama ritratta. Sul pianoforte, in bella mostra, una lettera firmata Richard Wagner. Il maestro ringrazia la famiglia Gangi per la casa che gli è stata messa a disposizione nella primavera del 1882 a Porrazzi, alle porte di Palermo.
Questa lettera mi richiama alla mente il testo autografo dell'ultima composizione di Wagner, proprio legata a questa località.
Wagner nel 1881 era arrivato a Palermo per svernare in un clima mite. Viaggiava sempre con un codazzo di gente al seguito. Wagner occupa tutto un piano dell' hotel des Palmes e qui lavora alla conclusione del Parsifal, sull'organo dell'albergo. Tutti accorrevano per potergli stare vicino, entrare in qualche rapporto con lui, per l'aura di genialità che lo circondava.
Lui partecipava ai salotti, era un grande affabulatore. A un certo punto si stancava di parlare e rimaneva immoto. Allora Cosima interveniva in modo deciso e faceva presente: “il maestro ha un'ispirazione”, e gli strofinava dei veli, di seta di diversi colori a seconda delle circostanze, sulle tempie e sul viso, invitando gli astanti a prendere commiato.
Era un rito che alimentava l'aura di magicita' attorno al celebre compositore.
Mentre Wagner sta lavorando alle ultime note del Parsifal, giunge da Napoli Pierre Auguste Renoir, per fargli un ritratto.
L'artista doveva esser latore di una lettera di presentazione di un musicista comune amico dei Wagner.
Ma sulla nave Renoir si era reso conto di avere lasciata la lettera a Napoli. Si presenta lo stesso e Wagner non lo riceve neanche; lo fa allontanare dalla servitù.
Ricevuta finalmente la lettera, Renoir torna al des Palmes. Wagner legge le credenziali e l'accoglienza cambia. Il maestro - dicono all'artista in attesa - e' molto nervoso perche' sta apponendo l'ultima nota al Parsifal. Ma, appena terminato il lavoro lo ricevera' subito. Cosi' Renoir gli fa quel ritratto che ora si trova al Musee'd'Orsay.
La famiglia Wagner riceve dal direttore del "Des Palmes" il conto provvisorio del soggiorno e si allarma. Wagner fa le solite sceneggiate accusando i siciliani di essere dei briganti. I Wagner decidono di lasciare l'albergo e devono cercare una casa che li ospiti. I palermitani si danno da fare per saldare il conto. Il conte Tasca gli offre ospitalità. Cosima, da buona concreta manager, scarta villa Camastra dei Tasca a Porrazzi perché troppo grande e difficile da gestire. Il Tasca suggerisce allora villa Gangi, sempre a Porrazzi, di proprietà del genero.
Era una casa di campagna, priva degli agi delle case di citta' e d'inverno era piena di spifferi e di umidita': il figlio Siegfried vi si ammala. Wagner dà in escandescenze e se la prende con i Gangi, ma poi gli passa e rimane riconoscente a questa famiglia.
In quell'occasione a Porrazzi frequenta anche il giardino e la villa Camastra dei Tasca.
Aveva in mente, da oltre trent'anni, dai tempi dell'Oro del Reno la cui ispirazione si riconduce ad uno dei passi alpini piu' rudi e selvaggi proteso nella luce del cielo, lo Julier Pass, che in Engadina conduce da Silvaplana a Savognin, una brevissima melodia. Una specie di flash melodico di una bellezza assoluta. A Porrazzi la scrive, riportandola su un foglio di pentagrammi e la dedica a "Seiner edlen Freundin Grafin d'Almerita Tasca": firmato Richard Wagner.
La data di quel manoscritto, che in copia tengo fra le mie carte, è il 20 marzo 1882. Il “Tempo di Porazzi” è l'ultima composizione di Wagner. A Ca' Vendramin, oggi sede del casinò di Venezia, l'anno successivo, il 12 febbraio, giorno prima di morire, Wagner esegue al pianoforte due melodie: il Tempo di Porazzi e "Il Lamento delle vergini' da 'L' oro del Reno'. Il suo cuore tornava sempre la', su quelle montagne, nella serenita' della luce.
Tempo di Porazzi non è una composizione compiuta, ma un abbozzo di melodia, senza alcuna armonia. Non si capisce in che tonalità debba essere eseguita. Qualcuno dice in do maggiore, ma allora diventa Chopin. Nessuno osa eseguirla perché dovrebbe azzardarsi ad applicarle un'armonia: e chi puo' avere tanto ardire ? Il "Tempo di Porazzi" è dunque una composizione quasi sconosciuta. Solo qualche flauto se ne ricorda. Ma a casa Gangi il ricordo non dovra' mai svanire.
“Cavalry and Guards Club”
Il vice presidente di Aristocrazia Europea, Nob.Cav.Dott. Roberto Jonghi Lavarini (Walser Freiherr von Urnavas), è stato nominato “socio ospite” del “Cavalry and Guards Club”, prestigioso ed esclusivo circolo aristocratico di Londra, presieduto da SAR il Duca di Kent.
http:// www.orthodoxtheologicalinst itute.org/ news_160705_1.html
http://
lunedì 17 ottobre 2016
Lutto per la morte di Sua Maestà Kigeli V, ultimo Re del Ruanda.
16 ottobre 2016
Profonda tristezza per la morte, in esilio, di Sua Maestà Re Kigeli V Ndahindurwa, l'ultimo Re del Ruanda, fino al 1961, Le nostre piu sincere condoglianze alla Famiglia Reale, alla Segreteria Reale ed ai tantissimi fedelii sostenitori del monarca tradizionale.
Ricordo personalmente il Sovrano con stima, simpatia e riconoscenza.
Roberto Jonghi Lavarini
vice presidente pro tempore di Aristocrazia Europea
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Tamburo
vice presidente pro tempore di Aristocrazia Europea
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Tamburo
Iscriviti a:
Post (Atom)









